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Pagina 1 di 6 Riforma Istituzionale 1. Contro l’accentramento autoritario: la riforma democratica dello Statuto della Autonomia La ‘legge statutaria’, di determinazione della ‘forma di governo’ regionale (prodotta dal governo regionale uscente) è stata già impugnata dal governo statale innanzi alla Corte costituzionale per non avere ottenuto, dai cittadini sardi, la necessaria conferma referendaria. Noi siamo contro questa legge e vogliamo riscriverla perché è doppiamente anti-democratica: a) i cittadini sardi sono stati esclusi dalla sua redazione, b) essa ha escluso i cittadini sardi dal governo dell’Isola. Inoltre, la preferenza per il centralismo, che essa ha attribuito a noi Sardi, si ritorcerà gravemente contro di noi, a livello statale. E’ necessaria una mobilitazione forte dei cittadini sardi per re-impostare in maniera complessiva la scrittura dello Statuto della Autonomia (oramai evidentemente inadeguato) nel senso della riforma unitariamente democratica: a) della ‘forma di governo’ interna alla Sardegna, b) dei rapporti della Sardegna con il governo statale. 2. La scelta del federalismo vero: non soltanto decentramento di còmpiti settoriali, anche partecipazione alle grandi decisioni La operazione fondamentale di riforma, necessariamente comune ai due àmbiti (interno ed esterno, regionale e nei rapporti con lo Stato) del governo autonomistico sardo, è la definizione e la realizzazione del federalismo vero, nel quale siano cioè presenti, in maniera equilibrata, entrambi gli elementi che devono caratterizzarlo: a) la divisione tra gli Enti decentrati (gli Enti locali in àmbito regionale e, quindi, le Regioni in àmbito statale) di competenze da gestire ciascuno per conto proprio (tra cui la imposizione di tributi, il c.d. ‘federalismo fiscale’); b) la associazione degli stessi Enti decentrati (tra di essi e verso il ‘Centro’) alle grandi decisioni comuni. 3. Aggregazione sociale e rifondazione della economia Battersi per questo equilibrio significa battersi per introdurre quote di socialismo nelle istituzioni, contro la tendenza –finora dominante– verso un federalismo falso, in quanto riduttivamente ‘competitivo’: cioè soltanto ‘esterno’ e soltanto di ‘divisione’ di competenze. Inoltre, sono stati riconosciuti sia il valore strategico delle produzioni locali “identitarie”, sia la inefficacia della vecchia programmazione centralizzata e per grandi settori della economia e la necessità di una programmazione localizzata e integrata. La partecipazione degli Enti locali al governo regionale (come delle Regioni al governo statale) è determinante per avviare e sostenere una economia più sana e più solida. La proiezione verso l’esterno degli Enti locali (Municipi e Province), associati nella assunzione e nella responsabilità delle decisioni ai livelli più elevati e negli àmbiti più vasti di governo, è l’unico antidoto contro il localismo e avvia un processo virtuoso di attenzione, tutela e valorizzazione diffuse per le risorse comuni, a iniziare dall’ambiente. 4. Autogoverno del Popolo sardo attraverso: il potenziamento della Consulta delle Autonomie locali, il sostegno al Senato federale e la promozione della cooperazione ‘decentrata’ soprannazionale (principalmente mediterranea) per il benessere e la pace Il primo e decisivo passo del processo di riforma federale, per costituire il Popolo sardo padrone di se stesso, è la associazione dei cittadini sardi (attraverso gli Enti locali: Municipi e Province) al governo regionale nella formazione della politica e della legislazione regionali. In dettaglio, sosteniamo la proposta (già avanzata in passato) della trasformazione della Consulta regionale delle Autonomie locali in una sorta di ‘seconda camera’ regionale, con competenze soprattutto in materia di legge finanziaria. Questa riforma federale interna/regionale fornisce gli strumenti: a) per proporre e sostenere la riforma federale esterna/statale di trasformazione del Senato odierno in un Senato federale (che, come il ‘Bundesrat’ tedesco, consenta la partecipazione delle Regioni alla formazione della politica statale) e b) per svolgere un ruolo attivo (e potenzialmente di guida) nella cooperazione decentrata, ad iniziare da quella mediterranea, verso un benessere partecipato, “nuovo nome della pace” . 5. Ruolo dei Sindacati e delle Università Nel processo riformatore occorre coinvolgere responsabilmente le entità collettive costituzionalmente rilevanti dei Sindacati (art. 39 Cost.) e delle Università (art 33 comma 6 Cost.). Sindacati e Università costituiscono gli elementi più significativi di rapporto tra apparato di governo e società dei cittadini. 6. Difesa civica La riforma in senso correttamente federativo, cioè democratico/partecipativo, del processo decisionale ‘a monte’ del governo regionale (nonché del governo statale) pone con forza il problema di una istituzione deputata a vegliare sulla correttezza ‘a valle’ della sua traduzione quotidiana: nel rapporto tra cittadini sovrani ma deboli e governo esecutivo ma forte. La mancata soluzione di questo problema vanificherebbe la riforma. Contro gli abusi dolosi o colposi delle amministrazioni pubbliche, è necessario potenziare adeguatamente l’istituto della Difesa civica. |





