La sorpresa sui muri Stampa

 
Cuccureddu, la sorpresa sui muri


la Nuova Sardegna — 10 gennaio 2009   pagina 03   sezione: FATTO DEL GIORNO
 
Pier Luigi Rubattu   CASTELSARDO. C’è Soru che ti parla mentre sei fermo al semaforo e Cappellacci che ti sorride davanti al supermercato. E poi, a sorpresa, ci sono i megamanifesti di Franco Cuccureddu, 43 anni, sindaco di Castelsardo: «Il sardo lo freghi una volta Soru!». Lo slogan fa discutere, incuriosisce anche l’elettore più distratto. Non che Cuccureddu sia una scoperta dell’ultima ora. È in politica dal 1988, quando entrò nel consiglio comunale di Castelsardo con la Dc, unico partito di cui ha avuto la tessera: in seguito si è sempre candidato con liste civiche. È stato eletto sindaco nel 2000 e confermato nel 2005. Laureato in giurisprudenza a Sassari (ma gli impegni amministrativi lo costringono regolarmente a rimandare l’esame da avvocato), giornalista pubblicista, Cuccureddu si presenta alle regionali con il centrodestra nella lista promossa dal Movimento per l’autonomia, il partito guidato dal presidente della Sicilia, Raffaele Lombardo.  - Sa che diversi lettori hanno telefonato al giornale per criticare il suo manifesto? Lo trovano volgare.  «All’inizio c’era scritto “Il sardo lo inganni una volta Soru!”. Ma “inganni” mi pareva eccessivo e l’ho fatto sostituire. “Freghi” mi sembra più bonario, dialettale: abbiamo parafrasato un proverbio sardo».  - Non dica che non voleva stupire.  «Il presidente non si può presentare con il messaggio “testardo, introverso, orgoglioso, sardo”. Allora io posso dire che sono “ironico, dissacrante, cionfraiolo, sassarese”. E sardo come lui».  - Chi cura la sua campagna?  «La società Albatros. Su alcuni aspetti ci dà una mano Aldo Brigaglia (pubblicitario in disaccordo con Soru sul caso Saatchi and Saatchi - ndr). Non sarà una campagna costosa. Non ho dietro miliardari, ma un gruppo di amici che mi ha sempre sostenuto con piccole quote».  - Ma con quel «freghi» e con l’attacco frontale a Soru finisce per dare ragione a chi l’accusa di frenesia mediatica. Va a Parigi per parlare della Rete dei Porti, va a Betlemme e consegna il forno per il pane ai palestinesi...  «Lo so, è un problema. Su alcune iniziative, soprattutto quelle che non riguardano direttamente Castelsardo e hanno un respiro internazionale, espormi è servito. Ma se suscita invidia non è utile».  - Con Soru proprio non vi sopportate?  «Abbiamo parlato pochissime volte e ci sono sempre stati scontri, anche perché è una persona molto suscettibile. Mi pare che nei miei confronti sia un po’ prevenuto».   - Gli porga un ramoscello d’ulivo.  «Apprezzo molto alcuni principi del piano paesaggistico regionale. Ma la loro trasformazione in atti concreti è deleteria, favorisce le speculazioni e soprattutto non dà certezza del diritto».  - Il vostro conflitto nasce dalla tassa sul lusso e dal ruolo di primo piano che Castelsardo ha nella Rete dei Porti?  «Il problema è già stato superato al 95 per cento dalla Corte costituzionale, ma la tassa sul lusso è un balzello medievale. Discende da una visione di Soru che contesto fortemente: tutte le politiche turistiche sono orientate a dissuadere gli operatori sardi dall’impegnarsi nel settore. Io non penso a paradisi artificiali stile Dubai, ma a un mix ben dosato tra la formula elitaria della Costa Smeralda e quella che abbiamo cercato di praticare a Castelsardo: alberghi aperti tutto l’anno grazie all’offerta culturale, congressuale e sportiva».  - È per questo che si candida con il centrodestra?  «Ho sempre distinto tra persone capaci o non capaci e collaboro con amministratori di sinistra e di destra. In questo sono apolitico. Il Movimento per l’autonomia mi ha chiesto di creare una sorta di lista civica».  - Con quali obiettivi?  «Manca un movimento rappresentativo delle realtà regionali.